Rassegna/ “Miele italiano, dimezzata la produzione. Colpa dei furti e dell’insetto killer delle api”

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La produzione made in Italy di miele di acacia, castagno, di agrumi e mille fiori è quasi dimezzata (-50 per cento) per effetto del clima ma anche per l’arrivo in Italia dell’insetto killer delle api. Il micidiale parassita si chiama Aethina Tumida o Piccolo coleottero degli alveari, si nutre di polline e miele, lo fa fermentare e lo rende invendibile: entra nell’arnia, “comunica” con le operaie e riesce a farsi nutrire da loro, depone le uova e dopo pochi giorni nascono le larve che escono e cadono nel terreno per trasformarsi in insetti adulti e completare il ciclo. Gli insetti colonizzano molti apiari e si spostano volando anche a 15-20 km di distanza, attirati dall’odore delle arnie.

Inutile dire che le api interessano tutti, sono fondamentali per l’equilibrio ecologico (per l’impollinazione e quindi per frutta, verdura e per l’erba medica di cui si nutrono gli allevamenti di bestiame). Se vanno in crisi loro, sarebbe un disastro per l’agricoltura e andremmo immediatamente in crisi anche noi (“Apicoltura: un’opportunità per l’agricoltura” è il titolo dell’intervento previsto nel corso della terza giornata dei seminari “Coltiva il tuo futuro”, il 9 Aprile quando si parlerà più in generale delle “possibilità dell’agricoltura multifunzionale”. Qui il programma completo).

Difendere le api significa salvaguardare il futuro di tutti, come dimostra anche uno studio internazionale di Greenpeace. Da anni gli apicoltori italiani temevano l’arrivo del terribile parassita dall’Africa: ora è arrivato ed è in Sicilia e Calabria, “zona rossa” dove i roghi degli alveari sono cominciati già da alcuni mesi. Bisogna sigillarli, accatastarli e bruciarli, poi arare il terreno e cospargerlo di pesticidi anti-larvali. E le povere api italiane (Apis Mellifera Ligustica Spinola) vengono decimate. Mentre, laddove l’insetto parassita è già presente ed endemico da anni (ad esempio in Florida o in Canada), gli apicoltori hanno imparato ad adottare sistemi e tecniche efficaci alla sua prevenzione ed al suo controllo, senza procedere come da noi alla distruzione sistematica degli apiari.

nozioni-apicolturaIn Calabria, in particolare, i roghi delle api sono stati disposti da un decreto emesso dal presidente della giunta regionale il 14 ottobre scorso. Ma gli apicoltori calabresi non accettano questo stato di cose e hanno costituito a Lamezia Terme il Gruppo autonomo permanente “Salviamo le api”, a cui hanno aderito oltre 70 apicoltori che allevano circa il 60% del patrimonio apistico calabrese. Gli apicoltori hanno depositato un ricorso al Tar chiedendo la sospensiva e la revoca dell’ordinanza regionale e hanno attivato un gruppo di esperti tecnico–scientifici per proporre soluzioni alternative al problema. Ma il miele italiano è minacciato anche dalla criminalità. Secondo quanto denuncia Coldiretti, si moltiplicano i furti di alverari nelle campagne che, oltre a provocare un grave danno economico, rischiano di alimentare attività illegali che  mettono in pericolo l’agricoltura e la salute pubblica. Un problema che a seguito di un’annata di raccolti scarsi quest’anno purtroppo – precisa la Coldiretti – ha riguardato anche altri prodotti dell’agricoltura come l’olio d oliva con campi sotto controllo e carichi di olive che viaggiano scortati.

L’anagrafe delle api – Anche per combattere questi fenomeni il 19 gennaio di quest’anno è diventata operativa “l’anagrafe delle api”, con la possibilità, per gli apicoltori di registrarsi sul portale del sistema informativo veterinario accessibile dal sito del ministero della Salute. Al nuovo ‘registro’ delle api potranno accedere operatori delle Asl, aziende e allevatori per registrare la attività, comunicare una nuova apertura, specificare la consistenza degli apiari e il numero di arnie o le movimentazioni per compravendite.

“La partenza dell’anagrafe delle api è una notizia attesa da tanto tempo dal settore e che siamo riusciti finalmente a concretizzare – afferma il capo del Mipaaf Maurizio Martina -. Un intervento ancora più importante in una stagione produttiva complicata come quella del 2014, con una produzione stimata intorno alle 12mila tonnellate. Attraverso l’anagrafe potremo rafforzare gli strumenti a sostegno del settore dell’apicoltura. Contiamo di rafforzare anche i controlli anticontraffazione a seguito della rilevante riduzione della produzione, così come vogliamo mettere in campo una promozione mirata delle qualità del nostro miele. Abbiamo un patrimonio straordinario con 1,2 milioni di alveari e 75mila apicoltori. Solo la produzione di miele vale oltre 20 milioni di euro in Italia, ai quali dobbiamo aggiungere l’incremento produttivo che le api generano in agricoltura attraverso l’impollinazione”.

Miele dall’estero – Una necessità per garantire trasparenza in una situazione in cui al crollo dei raccolti nazionali ha fatto seguito l’aumento del 17 per cento delle importazioni dall’estero di miele, sulla base dei dati Istat relativi ai primi 9 mesi del 2014. “Il risultato – denuncia la Coldiretti – è che in Italia due barattoli di miele su tre venduti nei negozi e supermercati contengono in realtà prodotto straniero. A preoccupare è peraltro il fatto che più di 1/3 del miele importato proviene dall’Ungheria e quasi il 15 per cento dalla Cina ma anche da Romania, Argentina e Spagna, dove sono permesse coltivazioni Ogm che possono contaminare il polline senza alcuna indicazione in etichetta”.

Occhio all’etichetta – Per acquistare miele italiano è bene dunque controllare sempre l’etichettatura e verificare l’indicazione dell’origine. La parola “Italia” deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale. Invece, nel caso in cui il miele provenga da più paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”. Se proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

(Fonte: Repubblica.it)