Rassegna/ “Il crowdfunding è green: la prima piattaforma per l’agricoltura sostenibile”

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Arriva dagli Usa e, nelle speranze degli ideatori, dovrebbe rappresentare una delle chiavi di volta per la nuova generazione di agricoltori e allevatori interessati alla produzione di alimenti eco-sostenibili e alle diverse forme di artigianato agro-alimentare. Si chiama Barnraiser ed è il primo sito di crowdfunding dedicato al finanziamento dal basso di progetti legati alla creazione di cibo di qualità (nell’ultima giornata dei seminari “Coltiva il tuo futuro” parleremo con l’esperto Alessandro Brunello di crowdfunding e nuovi sistemi di finanziamento per le persone e le imprese, ndr). Per partecipare sono necessarie un’idea, la capacità di saperla raccontare e la volontà di “fare gruppo”, condividendo esperienze in una comunità che si prefigura di cambiare il mondo a partire da uno degli aspetti base della nostra vita: l’alimentazione.

ImmagineLanciata la scorsa primavera e operativa da settembre 2014 Barnraiser ha obiettivi decisamente delineati: promuovere la cucina locale e regionale, sostenere l’agricoltura biologica e le lavorazioni eno-gastronomiche di tipo artigianale, diffondere l’educazione ambientale e alimentare tra le nuove generazioni. Ispirato ai modelli di raccolta fondi online già esistenti, Kickstarter e Indiegogo su tutti, Barnraiser se ne discosta per una caratteristica peculiare: la creazione di una community abbastanza omogenea, improntata su una visione comune dello sviluppo basata sulla valorizzazione del piccolo artigianato e dei prodotti locali.

La creatrice del progetto, Eileen Gordon Chiarello, un passato in Apple e un presente da imprenditrice agro-alimentare, sembra essere del resto ben consapevole dei limiti del crowdfunding tradizionale: “La tendenza che prevale nei modelli già esistenti online è sostanzialmente questa: io creo la piattaforma, tu competi con gli altri per farti finanziare il tuo progetto. Ma non puoi solo mettere su un’idea e chiedere migliaia di dollari, non funziona così, almeno in questo settore”, ha rivelato al magazine americano Fortune. Per questo il primo obiettivo di Barnraiser è quello di creare vere e proprie comunità virtuali dotate di obiettivi comuni e parallelamente sviluppare le capacità di marketing e comunicazione degli utenti. Fondamentali nella presentazione di ogni progetto sono i video ironici e ben curati, volti a suscitare un immediato senso di empatia con i promotori, e le accurate campagne di social media marketing sviluppate su piattaforme quali Pinterest, Facebook, Twitter e Vimeo.

Si può decidere di sostenere le fattorie e le aziende che puntano sull’agricoltura sostenibile, i progetti ambientali comunitari, quelli legati alla creazione e alla lavorazione di cibo e alimenti artigianali, o scegliere di promuovere l’educazione ambientale e la diffusione di una corretta cultura dell’alimentazione sui media più disparati. Una strategia a quanto pare vincente: inaugurato la scorsa primavera, e pienamente operativo dallo scorso settembre, Barnraiser vanta già l’82% di progetti finanziati con una media di 12.000 dollari a progetto, e ambisce a diventare il Kickstarter del mondo dell’alimentazione.

Tra le campagne andate a buon fine ci si imbatte così in una app sviluppata dall’organizzazione no profit fallingfruit.org con la lista dell’oltre mezzo milione di frutti, erbe, funghi e altre fonti di cibo che cresce spontaneamente nei tessuti urbani di tutto il globo. O nella raccolta fondi, organizzata dalla “Seattle Urban Farm Company”, per l’acquisto di nuove serre e la diffusione dei prodotti locali; un tentativo di promuovere le colture anche all’interno delle città, perfino sui tetti di scuole e ospedali o negli orti urbani. La scommessa è duplice: aumentare la sostenibilità alimentare e creare nuovi posti di lavoro, dando sostanza alla locuzione “Green Economy”.

Tra le idee vincenti c’è anche un curioso progetto basato sulla preservazione di alberi da frutto e bacche, piantati nientemeno che nei tempi della leggendaria “Corsa all’oro”. Grazie ai finanziamenti dei sostenitori si sono salvaguardate varietà uniche di mandorle, noci, uve, prugne e altri frutti dalle caratteristiche molto particolari che potrebbero rivelarsi utili anche nelle colture moderne: sarebbe interessante studiare come siano riusciti a sopravvivere per tutti questi anni nonostante i parassiti e la siccità. Partecipare non è difficile: basta registrarsi sul sito e proporre il proprio progetto compilando una scheda personale. Sulla piattaforma vengono indicati tutti i passaggi necessari per promuovere e realizzare le proprie idee. Dalla comunicazione all’attenzione verso gli utenti pronti a finanziare, dagli obiettivi che è ragionevole stabilire all’importanza del passaparola virale attraverso i social network: nessun aspetto è tralasciato su Barnraiser. Il punto forte? Una costante interazione fra tradizione e innovazione, tra le potenzialità di un mercato globale e la sfida della preservazione dei prodotti locali. L’agricoltura del futuro forse parte anche da qui.

(Fonte: Repubblica.it)