Fotogallery e racconto/ La prima giornata dei seminari “Coltiva il tuo Futuro”

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Il racconto per immagini della prima giornata dei seminari ‘Coltiva il tuo futuro’ – il 10 marzo, ospiti della Cooperativa Co.br.ag.or – dedicata alle Tecniche Agronomiche Sostenibili. Il ciclo di seminari è organizzato dalla Cooperativa Co.r.ag.gio ed è sostenuto da Rete Rurale Nazionale e dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria. “Avviare un’attività agricola” è invece il tema del prossimo seminario, il 25 marzo alla Cooperativa Tor San Giovanni.

La risposta all’offerta formativa è stata ampia (quasi 200 iscritti) e trasversale per età e competenze dei partecipanti. Ci sono disoccupati, educatori, operai, grafici, pubblicitari, architetti e addetti al settore (soprattutto piccoli imprenditori agricoli). “Questo fa pensare che se qualcuno avrà la fortuna di riuscire a costruire con qualche ‘collega di corso’ una prospettiva comune, la multifunzionalità si aprirà automaticamente come mira di nuovi progetti agricoli” ha detto Giacomo Lepri, presidente e portavoce della Cooperativa Co.r.ag.gio.

Nella prima giornata dei seminari è stata proposta una panoramica delle tecniche agronomiche e l’analisi delle possibilità e opportunità che offrono i diversi modelli sostenibili: dallo studio del metodo Manenti all’Agricoltura Organica e Rigenerativa, passando per l’agricoltura sinergica fino al metodo biodinamico. L’intervento introduttivo, invece, ha decritto lo stretto legame tra le tecniche agricole storicamente adoperate, e la costruzione dei paesaggi che siamo abituati a considerare per ‘dati’, quando invece sono frutto di una commistione stretta tra elementi naturali, culturali e sviluppo di tecnologie agricole. Si è discusso di agricoltura biologica e di come, al di là delle normative da conoscere che disciplinano e riconoscono il settore, può essere fuorviante un discorso troppo rigido, da marchio, se esso fa sfuggire i contenuti e la sostanza delle cose trattate. “Bisogna capire ciò di cui si parla, prima di dargli un nome – ha detto il portavoce della Cooperativa Co.r.ag.gio – alcune etichette in questo caso possono rischiare di rendere il ‘bio’ un contenitore vuoto, un semplice prefisso che non descrive la realtà delle cose, almeno nella percezione dei consumatori meno attenti, abbagliati da uno dei tanti trend che navigano nel fiume delle pubblicità.” All’aggettivo ‘biologico’ spesso si sostituisce la traduzione del termine internazionale, ossia ‘organico’. In generale entrambi i termini indicano una impostazione tesa all’attenzione per la complessità, per il concetto di sistema, o di interazione.

Da tempo, un secolo circa, gli atteggiamenti analitici tesi a separare nettamente le sfere del reale, lette come impermeabili l’una all’altra (psiche e corpo, per fare un esempio chiaro), hanno lasciato il campo ad un metodo di analisi che invece individua negli scambi, nelle interdipendenze e nelle commistioni le dinamiche dello sviluppo, del cambiamento, dell’esistente tutto. Chiaro è che nell’agricoltura ecologica o biologica, così come in quella organica,  vi è la volontà di agire tenendo in considerazione il maggior numero di elementi presenti in un ecosistema, per ottenere la maggiore efficienza intesa come migliore salute e salvaguardia degli attori coinvolti in causa, i suoli, l’aria, l’acqua, la flora e fauna sia spontanee che importate dall’operazione del lavoro dell’uomo per la produzione agroalimentare. In generale, l’agricoltura organica, tende a trasformare le aziende in sistemi capaci di attingere dalle risorse locali, salvaguardando la fertilità naturale del terreno, evitando ogni forma di inquinamento determinato da tecniche agricole, mirando a produrre alimenti di elevata qualità organolettica in quantità sufficiente. In fin dei conti, al di là della scelta di singole tecniche ed applicazioni, anche per le diverse tecniche agricole vale la stessa regola che vale in quello che possiamo chiamare cosmo: la regola della contaminazione e della permeabilità.

“Diamo ormai per scontato, in tema di analisi dei sistemi, l’erroneità della divisione tra uomo e natura. L’uomo è della natura, e qualsiasi sua azione, anche inquinare, è naturale – ha concluso Giacomo nella sua relazione introduttiva – la scelta di non farlo non deve derivare da una sorta di responsabilità paternalistica su di una natura di cui si è in alternativa possessori o benefattori. La scelta di non farlo deve essere originata da un rispetto per tutti gli elementi dell’ecosistema, uomo compreso. Per questo, non possiamo parlare di agricoltura biologica, ecologica od organica, se non presupponiamo parallelamente il rispetto del lavoro, dei lavoratori e dell’uomo al pari del rispetto per la terra e dei suoi elementi costitutivi”.